iPAZIA, donna libera di scienza e sapere: un allestimento al Creative Lab per ricordare vita e morte

IPAZIA

Durante FATTICULT venti studenti espongono i costumi di scena da loro realizzati a mano e ispirati alla storia di Ipazia, donna e martire della libertà di pensiero, con la mostra iPAZIA | Perchè lei? a cura della classe IV ATS dell’Istituto superiore Bonomi-Mazzolari. Appuntamento al Creative Lab venerdì 27 settembre dalle 17.30 alle 19.30: il pubblico verrà accompagnato in un viaggio multimediale nel tempo in cui abiti e allestimenti suggestivi richiameranno alla memoria la storia della filosofa e matematica.

Questi abiti hanno una storia e la loro forza simbolica e narrativa si rinnova negli anni. Sono nati per “Agorà, il Social Musical” scritto e diretto da Marco Moioli, prodotto da Teatro d’Asporto e Musica Insieme. Disegnati da Enrica Monister, sono stati realizzati dalla stessa classe (ai tempi III ATS) guidata delle prof. Melissa Capisani e Debora Sanfilippo dell’I.S. Bonomi Mazzolari.

Chi era Ipazia?

Ipazia (in greco antico: Yπατία, in latino: Hypatia) nacque intorno al 370 d.C. ad Alessandria d’Egitto e venne avviata dal padre, Teone di Alessandria, allo studio della matematica, della geometria e dell’astronomia. La principale attività di Ipazia fu la divulgazione del sapere matematico, geometrico e astronomico. Oltre a questi ambiti del sapere scientifico si dedicò, a quanto pare diversamente dal padre, anche alla filosofia vera e propria, relativa a pensatori come Platone, Plotino (fondatore del Neoplatonismo) e Aristotele. Ipazia succedette al padre nell’insegnamento presso il Museo di Alessandria d’Egitto già dal 393.
Filostorgio, storico della Chiesa, afferma che la donna “introdusse molti alle scienze matematiche”: sua caratteristica principale fu infatti la generosità con cui tramandava pubblicamente il sapere tanto che ella divenne un’autorità e un indiscusso punto di riferimento culturale nello scenario dell’epoca.

Socrate Scolastico scrive che per la sua straordinaria saggezza tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale. Ipazia era amata dal popolo poiché non fu mai gelosa del proprio sapere, ma sempre disposta a condividerlo con gli altri, e al contempo era rispettata da molte autorità cittadine.
Filosofa e scienziata, scopritrice e studiosa, Ipazia riuscì a ottenere un forte peso politico e culturale in un’epoca in cui le donne non avevano la possibilità di distinguersi nella scienza.

La fama contemporanea circa la figura di Ipazia sembra essere tuttavia dovuta alla sua tragica morte, avvenuta nel 415 d.C. Nella Vita di Isidoro, scritta 100 anni dopo i fatti narrati, Damascio scrive: «Così accadde che un giorno Cirillo, vescovo della setta di opposizione [il Cristianesimo], passò presso la casa di Ipazia, e vide una grande folla di persone e di cavalli di fronte alla sua porta. Alcuni stavano arrivando, alcuni partendo, ed altri sostavano. Quando lui chiese perché c’era là una tale folla ed il motivo di tutto il clamore, gli fu detto dai seguaci della donna che era la casa di Ipazia il filosofo e che lei stava per salutarli. Quando Cirillo seppe questo fu così colpito dalla invidia che cominciò immediatamente a progettare il suo assassinio e la forma più atroce di assassinio che potesse immaginare».

Fu così che le venne teso un agguato: un gruppo di fanatici cristiani la sorprese mentre faceva ritorno a casa e, dopo averla tirata giù dal carro, la trascinò fino a una chiesa. Lì furono strappate a Ipazia tutte le vesti e la donna venne letteralmente fatta a pezzi. Le varie parti smembrate del suo corpo furono portate al cosiddetto Cinerone, dove si dava fuoco a tutti gli scarti, e furono bruciate perché di Ipazia non rimanesse nulla.

“Antichità. È il nostro passato. Nel futuro ci studieranno, come stiamo facendo ora noi. È proprio vero che si stava meglio quando si stava peggio? Donna. Perché pensiamo subito al colore rosa? È essenziale, come l’uomo. Ma gode degli stessi diritti? Negazione. Potere, odio, porte chiuse, privazione. Rivediamo i nostri errori e le risposte mancate. Libertà di parola. Nessun contagio, nessun divieto. Che fine ha fatto il rispetto? Saremo martiri della libertà di pensiero”.